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Bing bara e copia i risultati da Google

by on feb.20, 2011, under Opinioni, Twitter, Web

Google ha condotto un operazione per provare che Bing osserva quello che la gente cerca su Google (mediante la “Bing Toolbar” o IE), quindi usa queste informazioni per migliorare i risultati di ricerca sul proprio motore.

Come risultato si ha che il potenziale incremento di rilevanza portato dai risultati di Bing è dipendente dal peggior o miglior lavoro prodotto da Google.

“Ho speso la mia carriera per per ottenere un buon motore di ricerca,” dice Amit Singhal, un impiegato di Google che supervisiona l’algoritmo di ranking del motore di ricerca. “Non ho alcun problema verso un concorrente che sviluppa un algoritmo innovativo. Ma copiare non è innovativo, nel mio libro.”

Dal lato Microsoft gli addetti ai lavori sostengono: “Noi non copiamo, ma guardiamo gli utenti,” dice Harry Shum (Vice Presidente di Bing Development), Stefan Weitz (Direttore del motore di ricerca Bing) aggiunge, “La parola ‘copiare’ ha una connotazione veramente specifica, ed è errata. Noi prendiamo il clickstream. Lo vediamo. E possiamo scegliere se mostrarlo o meno.”

Ma quale clickstream? Dire che Bing osserva solo ciò che proviene dalla Bing Toolbar è riduttivo, in effetti se è stata attivata l’opzione di Internet Explorer dei “Siti suggeriti”, Bing (e Microsoft) potranno analizzare l’intero surfstream, collezionando informazioni su quali siti navighiamo e cosa andiamo a cercare o selezionare al loro interno.

Con l’analisi dei risultati delle ricerche provenienti da Google ed altri, incrociati con dati provenienti dal traffico prodotto dai propri prodotti di navigazione, Bing cerca di proporre dei risultati che possano avere plauso e significato per i propri consumatori.

Cosa aggiungere… bella prova! Sfruttare lo sforzo ingegneristico di un azienda concorrente per ottenere dei risultati e far valutare il gradimento di questi, dagli utenti, riconvertendo il tutto in risultati da proporre… in questo modo si fa fare il lavoro sporco ai propri utenti… non ci avevo mai pensato… ma qualcun altro si.

Per maggiori approfondimenti su come Google ha condotto l’analisi della copia dei risultati di ricerca da parte di Bing fare riferimento all’articolo Google: Bing Is Cheating, Copying Our Search Results su searchengineland.com del 1 Febbraio 2011.

Per par condicio riporto anche il link che spiega come quanto affermato da Google non sia esatto al successivo articolo Bing: Why Google’s Wrong In Its Accusations del 4 Febbraio 2011.

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Nascondere i files nelle immagini…

by on gen.31, 2011, under Linux, Twitter

Mentre navigavo sono inciampato su un sito con un articolo pari oggetto che ha destato la mia curiosità; sicuramente non si parla di steganografia, ma la procedura è comunque interessante per le masse meno qualificate. I file venivano nascosti utilizzando i comuni eseguibili di sistema di Windows xp più WinRar.
Mi sono chiesto come si eseguisse tale operazione sotto linux e da un altro sito ho potuto ricavare la procedura appropriata.
Riporto le procedure per entrambe le piattaforme:
Windows (non verificato):

  1. creare un archivio .rar dei files da nascondere
  2. da un prompt dei comandi digitare:
    copy /b NOMEFILE.JPG + NOMEFILEDANASCONDERE.RAR NOMEFILE.JPG
    Fatto!
  3. utilizzare nuovamente WinRar per accedere ai files nascosti nel JPG

Linux (confermato):

  1. creare un archivio zip con i file da nascondere ad es:
    [tombo@palantir Immagini]$ zip TESTO.TXT.ZIP TESTO.TXT
  2. nascondere il file nella foto:
    [tombo@palantir Immagini]$ cat NOMEFILE.JPG NOMEFILEDANASCONDERE.zip > NOMEFILEDESTINAZIONE.JPG
    Fatto!
  3. per recuperare il file è sufficiente utilizzare unzip:
    [tombo@palantir Immagini]$ unzip NOMEFILEDESTINAZIONE.JPG
    Archive: NOMEFILEDESTINAZIONE.JPG
    warning [NOMEFILEDESTINAZIONE.JPG]:  5288 extra bytes at beginning or within zipfile
    (attempting to process anyway)
    inflating: TESTO.TXT

    

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Tweettare o non tweettare: Come le compagnie frenano i social media

by on gen.06, 2011, under Opinioni, Twitter, Web

“I social media come Facebook, Twitter, o LinkedIn danno la possibilità a gente ordinaria di trasmettere la propria voce a livello internazionale dal vivo in tempo reale. Non ci si meraviglia che le compagnie siano preoccupate del danno potenziale ai loro marchi o reputazione, provenienti dai tweet di un impiegato difficile da controllare, e mi dicono che molti agenti di celebrità hanno considerato l’adozione di una clausola “non bere e non tweettare” nel contratto. Diamo uno sguardo a come alcune compagnie stanno scrivendo (e riscrivendo) le loro policy sui social media per arginare i rischi a che devono fronteggiare.

L’approccio del “pugno di ferro”

Al primo posto c’è il modo alla “Nellie il nervoso”, per gestire l’uso dei social media da parte degli impiegati, spesso preferito dai dipartimenti lagali, PR, e di marketing.

Il gigante di cosmetica a vendita diretta Mary Kay preferisce questo metodo per regolare le pratiche dei social media dei loro “consulenti indipendenti di bellezza” che vendono e reclutano per la compagnia, se questa politica sui social media recentemente trapelata è indicativa:

Quando si inviano aggiornamenti di stato su questi siti, il modo più facile per assicurare la compatibilità con i termini per il Consulente Indipendente di Bellezza Mary Kay, Direttore Commerciale e/o Accordo Nazionale del Direttore Commerciale è di utilizzare questi post approvati dalla Compagnia. Aggiorniamo le opzioni disponibili frequentemente, quindi assicuratevi di controllarle frequentemente.

Il problemone? I Tweet “approvati dalla compagnia” e gli aggiornamenti faranno pensare ai tuoi amici che la tua tastiera sia sotto il controllo di un lolcat spacciatore di cosmetici o di una Rete di Vendita per la casa:

Devi giocare con questo nuovo superdivertente messaggio nella bottiglia. Ti permette di inviare un pensiero affettuoso a chiunque pensi ogni 2 giorni. Provalo! [Inserisci il tuo URL al Sito Web personale]

Ho appena preso un profumo di cocco e lime. Mi ricorda un paradiso tropicale. Yum! Non trovi deliziosa questa succosa combinazione? [Inserisci il tuo URL al Sito Web personale]

Ho bisogno di più di qualche bevanda ai frutti spinosi se questi messaggi cominciano a scorrere nel mio feed Twitter.

L’approccio alla “Grande Fratello”

Quando le compagnie provano a controllare il social networking del dopo lavoro degli impiegati, le cose diventano appiccicose. La politica dei social media di Associated Press suggerisce che gli impiegati possano essere responsabili per qualsiasi contenuto inviato da altri sulle proprie bacheche o profili che violino le specifiche di AP. (Anche le serie di virgole?) Ancora peggio è la restrizione su ciò che gli impiegati fanno con i loro account personali, richiedendo di “evitare di includere affiliazioni politiche nei loro profili ed evitare di fare qualsiasi post che esprima punti di vista politici o prenda posizioni in situazioni controverse.”

Tutto questo non è solo per i giornalisti. La policy prescinde dal menzionare che essa è applicata a tutti gli impiegati della AP, sia che lavorino per la contabilità che per la redazione. Ad ogni modo, come nascondere il proprio orientamento politico online rende i rapporti più equilibrati?

L’approccio del “gentitore preoccupato”

Le linee guida sui social media delle Forze Aeree degli Stati Uniti leggono come la madre di un soldato il manoscritto prima della pubblicazione:

Se si usa un media visuale, non lasciate che il messaggio sia offuscato, poiché l’attenzione dell’osservatore è attirata dall’uniforme indossata impropriamente o da qualcosa che accade sullo sfondo.
I video che attirano l’attenzione diffusa, o divengono caratteristiche “virali,” acrobazie che sfidano la morte o atti che sono considerati “estremi” in natura. Non lasciate che il desiderio di inviare un messaggio comprometta la considerazione per la sicurezza.”

La policy include una gran quantità di normali avvisi sui social media, ma qualcosa mi dice che ci sono una o due importanti storie dietro a cose strane.

L’approccio del “bacio”

Alcune compagnie, come Microsoft e Zappos, lasciano semplici le loro linee guida sui social media. Temi comuni per queste politiche sono “siate intelligenti” e “ricordatevi delle carte che avete firmato quando siete stati assunti.” Zappos aggiunge nell’aggiornamento professionale dei propri impiegati l’uso e le best practices dei social media.

Fiducia e responsabilità sono i temi che soggiacciono in questo approccio.

L’approccio del “conduttore”

La Coca-Cola Company propone una serie di aspettative e ricorda ai suoi impiegati la non negoziabilità. Quindi si siede dietro e li lascia guidare, incoraggiandoli ad essere partecipanti attivi nel monitorare le conversazioni che si sviluppano attorno al marchio Coca-Cola:

La compagnia incoraggia tutti i suoi associati ad esplorare e partecipare alle comunità dei social media ad un livello che ritengono agevole. Divertirsi, ma essere intelligenti. Il miglior avvertimento è di approcciare ai mondi online allo stesso modo con cui approcciamo a quello fisico — usando giudizio e comune buon senso, aderendo ai valori della compagnia e seguendo il codice di condotta aziendale e tutte le altre politiche applicabili.

Non temete i tweeters

Ecco la motivazione per cui non si debbono tirare troppo le redini ai social media: potreste aver trovato la vostra cheeseheads. Un recente studio ha trovato che il 48% degli impiegati che tweettano e hanno un profilo su Facebook raccomandano fortemente i prodotti ed i servizi della propria azienda, che corrisponde a circa il doppio della media dei lavoratori conosciuti.

Con i rischi che coinvolgono qualsiasi impiegato che parla della compagnia al mondo, è facile comprendere la paura e la prudenza in alcune politiche sui social media. Ma ad essere oltremodo restrittivi, si rischia di alienare gli impiegati e perdere la loro lealtà. Un segnale che indichi che la vostra policy potrebbe necessitare di una revisione? Proibite agli impiegati di parlare al pubblico.

Applicate una policy flessibile, ed intelligente che sia basata sulla fiducia, educazione, e la responsabilizzazione. Quindi provate a a scrivere tutto in 140 caratteri.”

Riferimenti:
http://opensource.com/business/10/12/five-ways-companies-are-handling-social-media

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