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Say RedHat please… not linux!

di il nov.24, 2009, sotto Linux, Opinioni

Per ragioni di ottimizzazione dei costi di esercizio, e consolidamento dei sistemi, un azienda può considerare di valutare il transito dall’uso di un sistema operativo proprietario MyVendor-UX a quello di un sistema operativo open source linux per alcuni servizi di importanza chiave.

Una simile strategia implica l’accettazione di alcuni compromessi sia da parte dei gestori che degli amministratori dei sistemi. I compromessi comunque, non possono prescindere dalla garanzia che il “sistema” oggetto della transizione, durante tale operazione, mantenga inalterati i suoi requisiti di affidabilità e robustezza.

Nelle fasi di migrazione sarà importante mantenere inalterata sia la produttività che il livello di supporto per il sistema operativo da parte delle aziende addette alla manutenzione.

E’ importante per un responsabile di un azienda che approccia alla migrazione e che si appresta a convincere investitori o staff dirigenziale della bontà e della convenienza delle operazioni, di non parlare o scrivere semplicemente di “linux” in generale, ponendo il termine in un contesto nebuloso e vago.

Se si tratta il termine “linux” nell’accezione del sistema operativo “qualunque”, ad un pubblico non avvezzo agli ambienti e concetti che ci sono dietro ai sistemi operativi aperti, non si infonde nell’interlocutore alcun senso di sicurezza, ne si da input di robustezza, ne si da segno apparente di lucidità ne di certificazione di prodotto o funzionalità, ne di garanzie o di supporto, rendendo addirittura una cosa nobile scarsamente decorosa in riferimento alla rappresentatività e importanza strategica dei sistemi che si servono.

Tenendo presente e valorizzando le strategie di collaborazione fra le aziende che vendono hardware e software con quelle aziende che hanno fatto dei sistemi operativi a sorgente aperto il loro business core si possono invece promuovere i sistemi operativi open source come uno strumento per promuovere la qualificazione, la sicurezza, la competitività e la collaborazione etc…

In questa giungla di sistemi operativi e marchi, fra queste distribuzioni linux “supportate”, i gestori dell’azienda in fase di migrazione, proprio per mantenere elevati gli standard del sistema che desiderano sostenere, sono “tenuti” a scegliere ed indicare sempre e solo quelle distribuzioni che riescono ad abbracciare nel modo più completo possibile il supporto e la certificazione nell’ambito hardware e software.

Perciò se non si vuole che il termine linux rappresenti una diminuzio, perchè non chiamare le cose con il loro nome ed invece di usare la parola linux, non usare RedHat Enterprise Linux? :)

Tux RedHat

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