La rivincita dei nerd |
Un articolo davvero da non perdere del sempre acuto & ironico editorialista di Intenet Magazine, Paolo Perrotta. Il pezzo è tratto dal numero di ottobre 2003.
Meditate gente, meditate... :-)
Non c'è mai stato un momento migliore per essere nerd.
Hai presente il ragazzino occhialuto dell'ultimo banco, quello che veniva sempre deriso dai compagni? E quella ragazzina goffa che nessuno invitava mai a ballare durante le feste di compleanno? Ora sono entrambi trentenni soddisfatti, e hanno lavori piacevoli e ben retribuiti. I loro vecchi compagni di scuola, invece, sono dei frustrati in perenne lotta con la mancanza di tempo libero e con un capoufficio imbecille. Allora, chi è che ride ultimo?
Non funziona sempre così, naturalmente. Ma questa è l'aria che si respira, in quest'epoca di Rivincita dei Nerd. Oh, scusate... non si dice più "nerd". Attualmente si usa la parola "geek"; che un tempo era un insulto e oggi ha perso ogni significato dispregiativo. Il tipico geek ha una spiccata intelligenza tecnico-scientifica, adora i gadget, indossa preferibilmente scarpe da tennis con calzini bianchi e lavora per una decina di ore al giorno incollato a un monitor. Quest'ultima, naturalmente, è la parte migliore.
C'è stato un tempo in cui l'uomo medio osservava gli appassionati di computer come oggi osserverebbe un maniaco degli insetti che riempie la casa di scolopendre e scarafoni. Poi la gente comune ha cominciato a rivolgersi al ragazzino un po' strano dell'appartamento accanto per farsi installare il programma ics, o rimuovere il virus ipsilon. Così iniziò il processo di Beatificazione dello Sfigato. Poi venne Internet, seguita dalla febbre della New Economy. Sulle riviste di economia apparvero foto di miliardari capelloni con le scarpe da tennis. I faccioni inquietanti di Bill Gates e Steve Jobs entrarono nell'immaginario collettivo. Certo è difficile ostentare superiorità nei confronti dei geek, quando l'uomo più ricco del mondo ha l'aria di essere appena uscito da una convention di appassionati di Star Trek.
Infine successe l'impensabile. Il computer, macchina solitaria e masturbatoria per eccellenza, diventò un mezzo di comunicazione, uno strumento di relazione tra esseri umani. E fu così che i suoi utenti completarono la loro metamorfosi: da fessi malvestiti a re della spiaggia.
Non è solo un problema di immagine. Anche le aziende, a denti stretti, hanno dovuto ammettere che i geek sono una risorsa preziosa. Qualche anno fa gli imprenditori si aspettavano di assumere un amministratore di sistema, chiuderlo in una stanza con qualche computer e un condizionatore d'aria e lanciargli periodicamente del cibo mentre i commerciali e i manager andavano a cena con i clienti. Oggi tutti hanno capito che devono coccolare i loro tecnici, se non vogliono che questi viziati si cerchino un altro lavoro.
I geek sono animali curiosi: date loro un incarico stupido o ripetitivo e non ci penseranno due volte ad alzare i tacchi. Naturalmente non prima di aver munto all' azienda tutto il know-how disponibile. Molte aziende hanno dovuto cambiare forza lavoro ogni sei mesi per anni, prima di decidersi a cambiare il loro atteggiamento verso questi dannati parassiti della conoscenza. Dopo tutto basta qualche giocattolo nuovo e qualche sfida mentale interessante per far felice un geek. Ma naturalmente non aspettatevi di pagarlo novecento Euro al mese come facevate prima.
I geek guideranno il mondo, dunque? Non così in fretta. Certo, per avere successo nella vita è meglio essere intelligenti che essere stupidi (qualche cinico potrebbe darmi torto). Ma l'intelligenza relazionale è più utile dell'intelligenza tecnica, e saper parlare con le persone resta più importante che saper controllare le macchine. Quel che è certo è che la società sembra più disponibile a riconoscere i meriti dei tecnici.
C'è un senso morale nella parabola dei geek, una forma di divina giustizia. Non sono forse loro, gli ingegneri e i tecnici, i misconosciuti eroi della nostra epoca? E' giusto che tutti conoscano il nome dell'amministratore di Telecom o quello della modella che ne pubblicizza i prodotti, ma che nessuno sappia chi ha progettato il sistema GSM?
Forse anche tu, amico lettore, ti senti un geek. Uno dei tanti ventitrentenni socialmente attivi, vivaci e magari appassionati di sport estremi, molto diversi da quel ragazzino timido che sedeva nell'ultimo banco. Ma che forse, oggi come allora, hanno difficoltà a parlare di argomenti che non li interessano, e di fronte alla prospettiva di una chiacchierata in treno preferiscono trincerarsi dietro una rivista come questa.
Se è così, dedica un silenzioso brindisi al ragazzino dell'ultimo banco. Se lo merita.
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