tombo Moderatore


Registrato: Aug 31, 2003 Messaggi: 350 Località: Roma
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Inviato: Gio Apr 20, 2006 1:37 pm Oggetto: Cinema-Teatro |
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Backup di un articolo scritto da Akela il 2003-11-03
Caterina va in città, di Paolo Virzì
Se riesci a parlare con la canaglia
senza perdere la tua onestà,
o a passeggiare con i Re
senza perdere il senso comune.
Se tanto nemici che amici non possono ferirti.
Se tutti gli uomini per te contano,
ma nessuno troppo...
Virzì deve aver letto l'"If" di Rudyard Kipling prima di dirigere questo film.
Caterina va in città è il diario di un anno scolastico a Roma, scritto da una ragazzina di Montalto di Castro.
Il regista toscano deve aver letto anche Alice nel Paese delle Meraviglie. La storia ricalca perfettamente quella del "racconto ad incontri" più celebre della letteratura moderna.
Caterina interagisce con molti personaggi, tipi diversi. Da loro acquisisce conoscenza, ma è costretta a cedere innocenza. Passa dalla magia della novità al disincanto, la disillusione, impara la lezione su "come si sta al mondo", impara a lottare per ciò che conta veramente.
Poi c'è la famiglia: qualche volta rifugio e risorsa, spesso problema e ostacolo.
La migliore nel cast è proprio la madre, interpretata da Margherita Buy: perfetta come sempre nella parte dell'ansiogena con troppe nevrosi.
Bravo anche Castellitto nel ruolo del padre. Forse un personaggio un po' troppo stereotipato nel suo essere di Don Chisciotte contro i mulini a vento. Praticamente fa sempre le stesse cose per tutta la durata del film, e alla fine del primo tempo riesci già a prevedere come si risolverà la sua storia personale.
Gli stereotipi sui "giovani d'oggi" sono proprio il lato negativo di questo film: un'aula scolastica tagliata perfettamente col coltello, 50% "pariolini" 50% "zecche". Nella mia aula a scuola c'erano ragazzi diversi e mille personalità diverse.
Virzì sembra più ispirato e pungente quando affronta i vari rapporti "a perdere" fra genitori e figli. Padri e madri, di sinistra e di destra, tutti incapaci di stare nel proprio ruolo e capire le vere responsabilità.
Tra questi, Claudio Amendola nel ruolo del ricco deputato di AN, padre ovviamente di una acidella pariolina viziata, mi ha miracolosamente convinto come attore. (Nel film è costretto pure a tifare Lazio!)
Per la qualità della fotografia e del sonoro (nella media del cinema italiano), un po' di rimorso per non aver aspettato l'uscita in videocassetta m'è venuto. Film secondo me disastroso, dal punto di vista tecnico... Era meglio goderselo comodamente in poltrona, davanti al televisore.
Uscito da cinema il film mi è parso gradevole, con alcuni momenti divertenti e/o ben fatti. Una buona storia.
Ahinoi, Ovosodo era però tutta un'altra cosa.
Un voto per concludere la recensione? 6+. |
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